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Una parola per il 2021

Tempo

di PIERANGELO SEQUERI *

Da Avvenire, Sabato 2 gennaio 2021

Tutto il tempo in una stanza, ecco cosa ci è capitato. Gli spazi esterni della città si sono svuotati e tutto il tempo ci è finito fra quattro pareti. Improvvisamente non sapevamo come farlo passare, senza tutti gli oggetti, le parole, le opere e le eccitazioni, che prima lo riempivano.

La città moderna – così intelligente – punta all’accelerazione del tempo. L’accelerazione del tempo è progresso e denaro. Sembrava un buon espediente: più cose, non importa quali, e il più rapidamente possibile, da mettere nel tempo: ci sembrava di vivere molto. Però – un paradosso – cresceva contemporaneamente la nostra sensazione di non avere mai abbastanza tempo: inseguivamo il tempo, ma lui andava sempre più veloce di noi. E questo ci faceva andare fuori di testa. In effetti, stavamo diventando più sgarbati, isterici, aggressivi: la cura degli altri ci faceva sempre perdere tempo. ‘Sei indietro’, scherniva il linguaggio giovanile, partendo dal nostro sorpassato tipo di scarpe. ‘Sono stressato’, ripetevano subito dopo, anche quando non avevano niente da fare. Indietro da che cosa? Stressati per che cosa? Indietro e stressati rispetto al tempo dell’orologio, naturalmente, che è progresso e denaro: anche se a un certo punto non abbiamo più visto né l’uno né l’altro.

Il mondo ora si è fermato, per non morire. Ma intanto, sia pure a caro prezzo, stiamo imparando una lezione che non dovremo sprecare. Il tempo dell’orologio è utile, ma stupido. È ottuso, anaffettivo, prepotente: non gli importa cosa c’è dentro, ingoia tutto, pur di passare. I tempi della vita chiedono concepimento, gestazione, iniziazione, interiorità, per far crescere l’anima. La grandezza d’animo, in questi decenni, era diventata la cosa più rara della vita civile.

D’ora in avanti, lo sapremo: e tutti gli schiavi dell’accelerazione del tempo perderanno la loro innocenza. I bambini e i vecchi erano già tagliati fuori. I giovani ne erano destabilizzati e gli adulti perennemente in ansia. Basta. La conversione ai tempi della vita sarà un gran giorno. I tempi dei media, dell’economia, della politica, della cultura, oggi requisiti dal tempo dell’orologio, appariranno molto oppressivi e molto ottusi, domani. La religione stessa, che pure rimane un grande presidio di spiritualità, stressata da un lungo inseguimento del tempo dell’orologio, pieno di eventi, di convocazioni, di animazioni, di piani quinquennali e di esperimenti di innovazione, si affloscia. Ma dai tempi della vita eravamo distanti già da un bel po’, senza rendercene conto. Gesù annunciava l’urgenza dell’attenzione per il regno di Dio – il luogo del riscatto del tempo, dello spazio, di tutta la creazione – senza minimamente confondere il movimento della vita che cresce in profondità con il tempo dell’orologio che scorre in superficie. L’evento della pandemia porta molto dolore, angoscia, smarrimento nel presente. Non c’è bisogno di insistere. Ma per il futuro porta una buona notizia, se la vogliamo accogliere. Stiamo scoprendo il disincanto dalla tirannia dell’orologio e possiamo riprenderci i tempi della vita: i loro ritmi, la loro tenacia, il loro nutrimento spirituale, la loro condivisione emozionata, la loro capacità di unire tutti quelli che hanno in comune l’umano.

Faremo liturgie piene di incanto, che durano due ore: ci saranno testimoni in presenza, nell’Aula dell’ultima Cena e tutti potranno collegarsi, a turno, arredando la casa apposta per condividerle e prolungarle con i vicini che in chiesa non ci vanno. Non sarà affatto una celebrazione ‘virtuale’, modificherà ‘fisicamente’ l’interno delle case. Chiederemo un’organizzazione del lavoro che non ci imponga di perdere l’umanità delle generazioni e delle relazioni, per guadagnare solo un tempo produttivo e monetario. Pretenderemo una scuola che rende curiosi delle qualità umane delle forme della mente e delle forze della vita, mettendoci tutto il tempo che ci vuole. Sottrarremo alle burocrazie degli apparati – civili e religiosi – la regìa dei tempi della vita, e li costringeremo a investire nei tempi della nostra vita il denaro e i sacrifici delle nostre fatiche. Il tempo ridiventerà più umano, in attesa che Dio lo porti realmente al sicuro. Lui conosce a fondo, e apprezza la nostra sfida al tempo dell’orologio, in favore dei tempi della vita.

* Teologo, Preside del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II, compositore.

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