parrocchia-pollone-diario02-min

Parole un giorno dopo l’altro

OGNI GIORNO UNA PROPOSTA DI APPROFONDIMENTO DELLA FEDE

Pierangelo Sequeri, teologo, musicologo, musicista e compositore (Milano 1944)

A. Gaudì, Templo Expiatorio de la Sagrada Familia, Barcellona, 1882 – …

L’eucarestia è il sacramento del cammino con il Signore e della sosta presso il Signore. È un cammino che inizia ogni volta con una chiamata e termina con la missione di ripetere la sua stessa dedizione. La sua sostanza appartiene alla vita quotidiana del discepolo: è il buon pane del cammino verso il Regno di Dio nel tempo dell’attesa di molti fratelli. Il sacramento è legato alla memoria dell’ultima cena di Gesù con i suoi. Del suo desiderio di sostare con loro per mangiare la Pasqua prima di morire. Sosta da ripetere, in vista della nostra stessa morte, fino a quando egli verrà. Il Signore ci tiene in vita, letteralmente,  affinché la nostra vita, iniziata sotto il segno dell’evangelo, sotto il segno dell’evangelo finisca.

Ma che cosa significa rimanere in vita sino a quando egli verrà? Significa che il Signore desidera che noi viviamo. Nella cena è per questa che egli muore: perché noi viviamo. E ci chiede di fare lo stesso. Di imparare noi stessi a morire, perché altri possa vivere.

Ma tu che porti nella celebrazione comune? Il Signore Gesù è in grado di far diventare cibo per un’immensa folla pochi spiccioli di pane e di pesce. Ma la bellezza del segno è che egli non moltiplica propriamente del cibo, bensì la disponibilità di alcuni a prendersi cura della fame altrui. Della fame altrui, capisci? Qualcuno deve sporgersi oltre la propria fame, affinché tutti siano saziati. I discepoli sono quelli che celebrano, nell’eucarestia, la loro disponibilità a sporgersi, nella vita, oltre la propria fame. E questo deve apparire nella celebrazione dell’eucarestia. Nella cena Gesù si sporge oltre la propria vita. E oltre la morte.

L’eucarestia è il buon pane che ci nutre. È il pane spezzato che ci dà la grazia di riuscire a sporgere ben oltre la nostra vita, in favore della vita altrui. Ha bisogno del nostro desiderio di stare con il Signore e di mangiare la Pasqua con Lui, per imparare a vivere per Lui. E a morire per altri. Sarà sempre poco quello che noi portiamo all’eucarestia. E sempre distratti ci ritroveremo, lì, nell’ascolto della parola. Ma se desideriamo ascoltare anche per altri, la parola verrà pure a noi Se desideriamo che altri abbiano cibo, noi stessi verremo abbondantemente nutriti

P. Sequeri, Il pane del cammino in Ma cos’è questo per tanta gente?, Glossa, Milano 2011, 86 – 89- 90

Condividi questo post

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest