parrocchia-pollone-diario02-min

Parole un giorno dopo l’altro

OGNI GIORNO UNA PROPOSTA DI APPROFONDIMENTO DELLA FEDE

Heinrich Schlier, teologo luterano successivamente convertito al cattolicesimo (Neuburg sul Danubio 1900 – Bonn 1978)

Pericle Fazzini, Resurrezione, Bronzo, 1977

Nella resurrezione e nell’esaltazione di Gesù prima di tutto si mostra e si compie la sua morte in croce, che è propriamente il centro interiore della sua vita. Nell’apparizione del Risorto è il crocifisso che si manifesta come risorto. Ma si può anche dire: la sua croce appare come la croce del Risorto dai morti. In questo modo questa croce e ciò che in essa accade, la dedizione di Gesù a Dio e agli uomini, viene strappata per sempre alla morte. Essa fu sofferenza, ma la sofferenza divenne vittoria. Gesù morì la morte come qualsiasi persona.

Ma la sua morte è la morte per noi. E proprio questa morte, mediante la resurrezione di Gesù dai morti, viene manifestata a noi come vita. Ora nella resurrezione di Gesù da morte si mostra e si compie la misteriosa potenza di vita della croce, nascosta dentro la morte, la potenza dell’amore che ha sopportato il nostro rifiuto e i nostri peccati fino alla morte. Con la risurrezione di Gesù dai morti, il suo morire si manifesta come risorgere, la sua caduta come ascesa. Ora questo amore entra nell’eternità per noi (cf. Rm 8,34; Eb 7,25; cf 9,24). E proprio perché egli, che ha portato gli uomini con tutti i loro peccati nel profondo della sua morte in croce, è stato risvegliato dalla morte e innalziamo nella potenza di Dio, e poiché siamo legati a lui mediante il suo amore, egli «è il Signore». Ora le cose stanno proprio così: «Nessuno di noi infatti vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sei che moriamo, siamo dunque del Signore. Per questo infatti Cristo è morto e ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi» (Rm 14, 7-9)-

Così possiamo notare che con la resurrezione di Gesù dai morti anche le relazioni fondamentali tra uomo e mondo sono mutate. La croce ha sopportato e ha preso su di sé anche il prepotente impulso di morte delle potenze del cosmo. Ma ora è diventata la croce di colui che ha superato la morte e in questo modo ha vinto le potenze del mondo. Ora ogni potenza che emana dal cosmo, ad esempio ogni corrente spirituale ostile che incatena e distrugge gli uomini, di fronte a lui diventa inoffensiva. Ecco che adesso ogni «nome», davanti al quale ci tema e ci si piega, è dissolto. D’ora in poi non si deve aver più aver paura, poiché in lui non vi è nessuna morte. Ora con Gesù Cristo crocifisso e risorto, in lui crocifisso e risuscitato da morte, il potere di morte che opera anche, anzi propriamente, in tali potenze della storia, viene indebolito e ridotto a impotenza. Il potere delle potenze mondane, una volta che la morte è stata annientata, è diventato solo apparenza. Gesù, mentre si affretta alla sua esaltazione in croce e quindi all’incontro col Padre, dice: «abbiate fiducia, io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33).

H. Schlier, Il Mistero pasquale. Una meditazione biblica sulla Settimana Santa, Jaca Book, Milano 1983, 67 – 69.

Condividi questo post

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest