parrocchia-pollone-diario02-min

Mutismo e rassegnazione

Photo by Ernie A. Stephens on Unsplash

Dal libro del profeta Malachìa (3,1-4.23-24)

Così dice il Signore:
«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia. Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani.
Ecco, io invierò il profeta Elìa prima che giunga
il giorno grande e terribile del Signore:
egli convertirà il cuore dei padri verso i figli
e il cuore dei figli verso i padri,
perché io, venendo,
non colpisca
la terra con lo sterminio».

Sal 24

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.

Dal Vangelo secondo Luca (1,57-66)

In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

È immediato capire che il titolo di quest’oggi fa riferimento non al brano di Vangelo odierno, ma a quello in cui si racconta dell’incredulità di Zaccaria, collegato strettamente a questo in cui leggiamo del ritorno della parola. La rassegnazione è un atteggiamento interessante, a cui solitamente diamo una connotazione negativa; essa invece esprime l’accettazione della volontà di altri anche se contraria alla propria. Zaccaria si trovò di fronte non ad una volontà qualsiasi, ma a quella Dio: il figlio avrebbe dovuto chiamarsi Giovanni, poiché Dio fa misericordia (questo, lo sappiamo, è il significato del nome Giovanni). Accettando questo nome, egli avrebbe dato senso alla propria storia famigliare e a quella della salvezza. Zaccaria però era restio e così si fece muto, si rassegnò. Mi piace leggere questo mutismo non come una punizione divina (Dio punisce?) ma come il silenzio del marito di Elisabetta di fronte ad una storia che egli non può cambiare, perché voluta da Dio stesso. Quando poi il figlio nascerà, egli stupirà tutti mettendogli il nome scelto da Dio. Così scopriamo che mutismo e rassegnazione possono essere buoni, addirittura divini.

Condividi questo post

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest