“La lettura cristiana delle Scritture non è per prima cosa un esercizio intellettuale. Essa è essenzialmente un’esperienza di Cristo, nello Spirito, in presenza del Padre, proprio come il Cristo stesso gli è unito, faccia a faccia, orientato verso di lui”. Così Jean Leclerc, benedettino francese, si esprime in Ossa humiliata. Il brano odierno del Vangelo ci presenta Gesù che accusa i Giudei di non poter vedere il volto di Dio perché non vogliono. Lo hanno escluso a priori. Hanno deciso che Gesù non è il Messia, che non piò esserlo. Sono dure le parole che rivolge loro: “voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha mandato”. Essi cercano di scrutare intellettualmente le Scritture per trovare delle prove che dicano che è lui il Messia ma non possono trovarle, perché non cercano nel modo corretto. La rivelazione di colui che libererà Israele non è questione di studio, ma di fiducia, di affidamento. Il modello è il rapporto di Gesù con il Padre, una relazione di abbandono, fede, speranza piena.
Dobbiamo però fare attenzione: spesso questo nella spiritualità quotidiana può cadere in un fideismo sentimentale che non ha nulla della fede di Gesù verso il Padre. L’affetto è importante, ma affectus è qualcosa che – etimologicamente – tocca, sferza per fare, per produrre qualcosa (adficere + facere). Non è sentimentalismo ottocentesco, che rischia di ridurre la fede a puro sentimento, rendendola così impotente. Affetto è lasciarsi toccare, addirittura sferzare da Dio, perché questa ferita lasci entrare il suo amore. Meglio ancora: è scoprirsi feriti e quindi bisognosi di una pienezza che solo Dio riempie, non di frasi da baci Perugina, ma di amore che rende capaci di operare amore.
È l’estasi dei santi, che non si esaurisce in un momento di sublimità, ma è capace di produrre amore per Dio attraverso l’amore per gli uomini. Ecco perché i Giudei non possono capire Gesù: perché non si lasciano nemmeno sfiorare da lui, da quell’uomo che dice parole sferzanti, che buca l’orecchio di chi ascolta (Sal 39,7). A noi decidere se entrare in rapporto profondo con il Padre attraverso il Figlio o se stare sulla soglia per curiosare e non capire.
Per approfondire tre spunti, due poetici e uno scultoreo. Due brevi poesie di Arnoldo Mosca Mondadori: “Ovunque Tu sia c’è la spada di Cristo piantata tra il tuo sguardo e la nostra attesa. Essa apre la terra della nostra preghiera e a volte nasce un fiume d’acqua, a volte un fiume di sangue” da Cristo nelle costellazioni; “Il tuo profumo Cristo è l’espandersi della tua morte e della tua resurrezione nelle nostre intelligenze” da La lenta agonia delle beatitudini. Per quanto riguarda la scultura, andiamo con uno dei maestri del Barocco, GianLorenzo Bernini e la sua estasi della beata Ludovica Albertoni https://www.emozionearte.net/post/2017/10/06/la-beata-ludovica-albertoni-del-bernini-estasi-e-morte