«Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi» e «Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere», due passi su cui gli esegeti hanno speso molte parole, con opinioni spesso contrastanti ma che quasi sono collegati tra di loro.
Non essendo io un esegeta, o almeno non avendo studiato nello specifico tali questioni ed essendolo “solo” per ministero (si sa, per studio e per mestiere sono uno sporco moralista) propongo una versione mia. Liberi di non accettarla.
Mi sembra che si possa pensare queste due frasi come la consapevolezza del rapporto personale che Gesù ha con ognuno, lungi però dal considerarlo come un rapporto esclusivo e fuori dalla comunione ecclesiale. Credo però si possa – e forse si debba – dire che Gesù nella sua vita terrena ha avuto con ciascuno un modo particolare di rapportarsi, poiché (non essendo lui come me un moralista) andava al cuore delle persone, sapeva leggere dentro ciascuno. Ecco allora che quel «che importa a te» può essere letto come un «io so quel che posso chiedere a Giovanni e non a te o a Giacomo o ad Andrea» e quel «il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere», come una attestazione che se si fossero dovute scrivere tutte le parole, le azioni, gli incontri che Gesù ha avuto con le persone, tutti in modo diverso, non si si sarebbe potuto, perché solo lui e i destinatari li conoscono fino in fondo, ne apprezzo la bellezza, ne restano affascinati e stupiti.
In fin dei conti, senza scadere in una considerazione intimistica e troppo personale della fede e del rapporto con il Signore, non è così anche per ciascuno di noi?
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