«Come andare alle sorgenti della bontà, della gioia, ed anche a quelle della fiducia? Abbandonandoci a Dio, troviamo la strada. Risalendo anche lontano nella storia, moltitudini di credenti hanno colto che, nella preghiera, Dio donava una luce, una vita interiore. Già prima di Cristo, un credente pregava: ‹La mia anima anela a te di notte, Signore; anche il mio spirito nel mio intimo ti cerca›. (Is 26,9) Il desiderio di una comunione con Dio è deposto nel cuore umano da tempi infiniti. Il mistero di questa comunione raggiunge ciò che è più intimo, la profondità stessa dell’essere. Così possiamo dire a Cristo: ‹Signore, da chi andremo se non da te? Tu hai le parole che rendono la nostra anima alla vita›. (Cf. Gv 6,67 – 68)».
Queste parole furono scritte da frère Roger di Taizé nel 2004, per la lettera annuale che egli era solito scrivere ai giovani di tutto il mondo in occasione del capodanno. Non penso di aver mai conosciuto un uomo più gioioso di frère Roger. Eppure egli era così discreto, mai sopra le righe, sorrideva e rideva sempre in modo vero ma contenuto; molto diverso da ciò che, spesso anche in ambito cristiano, è considerato gioia. Mai e poi mai, però, accostandolo ho pensato ad un uomo triste o schivo, ma sempre ad una persona che aveva raggiunto le sorgenti della sua intimità con Dio, sì da esserne totalmente assorbito e dunque colmo di una gioia serena.
Da dove gli proveniva allora quella gioia che oggi ci è promessa dal Vangelo? (Gv 16,20). Da dove proviene a ciascuno di noi? Dalla consapevolezza della presenza dello Spirito Santo in noi, dal sapere che Egli non ci abbandona. Spesso persone che hanno attraversato delle prove, riescono ad essere nella gioia. Non è dunque questione di carattere: puoi essere estroverso e loquace, uno che ride e scherza sempre ma questo non ti connota come gioioso.
Sarai una persona gioiosa a causa della consapevolezza della Santa Presenza in te?
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