La Parola per oggi

“Chi è Cristo? Chi è Egli per me? Quando riflettiamo su queste semplici, ma formidabili ricorrenti questioni ci accorgiamo d’essere tentati di scivolare in un vuoto nominalismo cristiano e di eludere la logica drammatica del realismo cristiano. Se Cristo è Colui all’infuori del quale non v’è soluzione alle questioni capitali della nostra esistenza, se sono vere, se sono attuali le parole «piene di Spirito Santo» dell’Apostolo Pietro nello scontro del primo processo intentato alla Sua Predicazione messianica: «Questo Gesù è la pietra che, scartata dai costruttori, è diventata testata d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che noi possiamo essere salvati» (Act. 4 , 11-12), allora la nostra mentalità è scossa e forse sconvolta; non possiamo più considerare il nome di Gesù Cristo come un appellativo puro e semplice che si è insinuato nel linguaggio convenzionale della nostra vita, ma la sua presenza, nella statura incalcolabile della sua grandezza, si drizza davanti a noi; ecco, Egli è l’alfa e l’omega, «il principio e il fine» d’ogni cosa (Cfr. Apoc. 1, 8), il cardine dell’ordine cosmico, che ci obbliga a rivedere le dimensioni della nostra filosofia, della nostra concezione del mondo, della storia della nostra personale esistenza. Ci sentiamo annientati, come gli apostoli sul monte della trasfigurazione (Matth. 17, 6), e non oseremmo più rialzare lo sguardo, vogliamo dire inoltrarci in un’esperienza spirituale e morale che si fa religiosa, cioè ci dà «l’estasi e il terrore» d’una Verità vivente a noi del tutto  proporzionata, se non fosse che una sua voce incantevole e vicina ci ridestasse dalla confusione del nostro paralizzante stupore, anzi un suo tocco prodigioso («…li toccò», dice il Vangelo), ci facesse gustare l’ineffabile momento, diventato umanissimo: «Su, e non abbiate timore!» (Matth. 17, 7), e ci ricordasse altre sue parole rivelatrici che ci assicurano essere riservate le sue divine confidenze a noi, se piccoli ed umili (Cfr. Ibid. 11, 25). L’umiltà di Dio fatto uomo ci confonde come la sua grandezza, ma non solo rende possibile il colloquio, ma lo offre, lo impone (Cfr. S. Augustini Sermo 30: PL 38, 191; De Catech. Rud., 4, 7-8: PL 40, 313-315; Confessiones, 7, 18, 24: PL 32, 745; Confessiones, 7, 20-26: PL 32, 747).” Paolo VI, Udienza generale, 3 novembre 1976

In nessun altro c’è salvezza che in Gesù il Cristo, perché egli non è un dio potente che umilia e sbaraglia gli avversari, ma è l’amore che dialoga con gli uomini assumendo la loro stessa forma. Quanta voglia di stare con lui, di ascoltarlo, di parlargli. Quanta voglia di tornare nella sua Terra, per poterlo come assaporare in luoghi, persone, profumi, colori; sia così quando Egli vorrà.

Qui le letture di oggi

Guarda qui e qui due video sulla Terra del Santo (thanks to Frate Sole Viaggeria Francescana)

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