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La Parola per oggi

“Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta”. Quando l’araldo del re di Babilonia era mandato nelle piazze a chieder conto di un’imputato morte, egli gridava in piazza il nome del presunto reo, ne elencava i capi d’accusa e aspettava che la gente portasse delle testimonianze. Se queste erano a sfavore dell’imputato, l’araldo compiva i due gesti simbolici descritti da Isaia: spezzava il bastone che portava con sé e spegneva un lume, a dire che la vita di quel condannato era segnata. Il profeta ci dice che il Messia non avrebbe fatto questo. Gesù non giudica, accoglie. O meglio, sa giudicare nell’amore, rimproverando l’azione sbagliata e ammonendo chi l’ha compiuta ma salvando il peccatore. “Dio non può che donare il suo amore”, ripeteva spesso frère Roger di Taizé.

Il Vangelo ci mette di fronte alla grettezza di Giuda e al suo sporco interesse: teneva la cassa, non gli importava dei poveri, ci ricorda l’evangelista Giovanni. Il gesto di Maria, sorella di Lazzaro, è infatti pieno di amore e di profezia. Amore all’amico, attenzione alla sua persona, onore al valore che ella gli riconosce ma anche segno della sepoltura che di lì a poco avrebbe subito.

Solo amando Gesù, pienezza dell’uomo, potremo compiere gesti di amore; senza amore a lui, ci stancheremo presto di gesti che capiremo vuoti.

Maria riconosce che Gesù è venuto a salvare e ad amare, non a giudicare. Giuda no, ne è schifato: egli vorrebbe ancora un messia che rivoluziona, uccide, si vendica del nemico.

Maria ha già avuto la sua ricompensa, la gioia della presenza del Signore e il fratello Lazzaro redivivo. Giuda non trova altro che la morte, non come punizione divina ma come autocondanna. https://bit.ly/34bse1B

Per ascoltare e pregare https://bit.ly/2wmrhXO

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