Ger 20,10-13; Sal 17; Gv 10,31-42
Siamo di nuovo a Gerusalemme, di nuovo nel Tempio, per la festa della Dedicazione. Queste indicazioni geografiche e temporali sono importanti perché ci dicono che Gesù, frequentando la città santa, era ben conosciuto dai capi dei sacerdoti e dal popolo.
Ora l’accusa è di bestemmia: «Tu che sei un uomo, ti fai Dio». Non c’è bisogno di spiegazione (anche se esistono fior di studi a proposito di questa affermazione, ma non è questo il luogo): è chiara l’accusa per cui Gesù verrà messo in croce o meglio, il pretesto. La realtà è che egli dava fastidio, perché diceva al popolo la verità, che cioè i detentori del potere usavano di esso per sottomettere il popolo, pervertendo il volto di Dio. L’ amore con il quale egli sopporterà la persecuzione e la morte diverranno Salvezza. Capendo questo, noi capiamo meglio il senso dei giorni santi verso i quali ci avviciniamo.
Voglio soffermarmi però su un’annotazione di Giovanni: egli afferma che Gesù, rifugiatosi nel luogo dove Giovanni battezzava, incontra la fede di molti; è un modo per sottolineare ulteriormente lo stile di Dio: là dove ci si abbassa, dove si sceglie di essere perseguitati e di morire piuttosto che di reagire con forza e violenza, inizia la vita nuova.