
Ez 47,1-9.12; Sal 45; Gv 5,1-16
«All’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare».
Quell’uomo si alza, cammina: era infermo da 38 anni, una vita. «Έγειρε, alzati!»: basta questa parola unita ad uno sguardo che si accorge di te, per risorgere dall’infermità alla salute, dal non avere nessuno che ti immerga nella piscina quando l’acqua si agita all’essere notati e amati, dal pensare che un tempo di fatica possa connotare una vita intera.
Basta una parola, la Parola; basta uno sguardo, lo Sguardo. Nulla di magico o di pseudo psicologico: pura energia di vita; quando il Signore ti parla, se sai ascoltare in profondità, tu cambi. Il tuo isolamento diventa solitudine feconda, scoperta di vita, annuncio silenzioso. Ti basta esserci per dire. La tua presenza in mezzo ai fratelli parlerà per te.
Di più: sarai sanato dal peccato, se solamente saprai affidarti a quella Parola: «Έγειρε, alzati!»
«Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato»: qualcuno cercherà di condannare al silenzio quel Verbo; non preoccuparti, è più forte di ogni morte.
"L’uomo che cammina è quel folle che pensa che si possa assaporare una vita così abbondante da inghiottire perfino la morte". Christian Bobin, L'uomo che cammina, Magnano, 1998