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La Parola per oggi

Is 65,17-21; Sal 30; Gv 4,43-54

Gesù va in Galilea, il “luogo delle genti”, là dove è cresciuto. E’ necessario prima di tutto risolvere un enigma. Nell’incipit del brano odierno leggiamo: Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero. Proprio nella sua patria però Gesù sembra essere ben accolto. Perché Giovanni ha riportato proprio qui il detto sulla non accoglienza del profeta in patria, se immediatamente dopo sembra smentirlo? Per capire, ci avvaliamo di una motivazione lessicale e di una interpretativa. La prima è che nello stesso passo infatti può essere tradotto con ma e dunque con però. Risulterebbe così: Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Ma Gesù stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando però giunse in Galilea, i Galilei gli fecero buona accoglienza. Giovanni sembra che voglia qui suscitare un interrogativo nel lettore: “Come mai Gesù è bene accolto, se egli stesso ha detto che nessun profeta è amato nella propria patria?”: questa è la motivazione interpretativa. La risposta arriva subito dopo: perché [i galilei] avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa. I suoi compatrioti lo accolgono bene perché hanno visto dei miracoli, non perché credano in lui!

Gesù però non si lascia condizionare da questo, poiché egli ha a cuore le persone, ciascuno di coloro che incontra o di cui gli parlano. Non gli interessa se credano in lui o se lo usino: il suo fine ultimo è proclamare con gesti e parole l’avvento del Regno di Dio. Papa Francesco nella Fratelli tutti scrive così:

C’è un riconoscimento basilare, essenziale da compiere per camminare verso l’amicizia sociale e la fraternità universale: rendersi conto di quanto vale un essere umano, quanto vale una persona, sempre ed in qualunque circostanza. […] Ogni essere umano ha diritto a vivere con dignità e a svilupparsi integralmente, e nessun Paese può negare tale diritto fondamentale. Ognuno lo possiede, anche se è poco efficiente, anche se è nato o cresciuto con delle limitazioni. La sua immensa dignità […] si fonda […] sul valore del suo essere

Francesco, Fratelli tutti, 106 – 107

Per questo Gesù guarisce il figlio del funzionario del re. Nessuna Galilea, antica od odierna, può impedire tale guarigione. Oggi è chiesto a noi di guarire le profonde ferite di uomini e donne, con la stessa forza di Gesù e con la stessa fede nel Vangelo del Regno, dove siamo e saremo fratelli tutti.

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