
Qualche giorno fa sul sito della Comunità di Bose a corredo del commento sul passo evangelico quotidiano (secondo il lezionario proprio) è stata pubblicata la raffigurazione che Giotto fa dell’invidia nella cappella degli Scrovegni, a Padova. Fa sempre impressione guardarla, perché è eloquentissima. Nonostante parli da sola, riportiamo comunque il commento che ne fa fratel Emanuele di Bose. Egli spiega che
l’invidia è raffigurata come una vecchia, grinzosa, con un serpente che le esce dalla bocca (ad indicare il suo male-dire gli altri) e che si ritorce contro gli occhi di lei, in una sorta di auto-accecamento: l’occhio del cuore non vede la realtà e in-vidia, guarda male, ciò che gli sta di fronte. Un fuoco avvolge i suoi piedi e la consuma in una brama insoddisfatta di possesso, che le fa stringere con forza nella mano sinistra la borsa dei suoi averi, mentre la sua destra è protesa in avanti, deforme, simile ad un artiglio e, al contempo, alla bocca spalancata di un serpente. L’in-vidia è deformazione avvelenata dello sguardo, una forma di cecità interiore, di cecità paradossalmente vedente, ma capace solo di una visione selettiva, limitata a quanto gli altri hanno e sono, percepito come sottrazione a quanto l’invidioso è ed ha, o forse, non è e non ha. A tale mostruosità simbolica del mal-occhio, dell’occhio malvagio dell’invidia, Giotto aggiunge il dettaglio dell’ipertrofia dell’orecchio, teso ad origliare malignamente, non in una forma di ascolto accogliente, ma di captazione selettiva per spiare l’altro e sintonizzarsi sulle maldicenze.
La storia di Giuseppe che oggi ci è proposta come prima lettura ci narra la storia del mondo ma anche quella di famiglie e comunità cristiane. Si prova grande tristezza a constatare che spesso esse sono divise (istruttivi sulla causa i termini greci diaballo, dividere, mettere inimicizia e diabolos, il callunioso, il diavolo) proprio dall’invidia.
La quaresima ci aiuti a purificare il nostro cuore ed il nostro occhio, perché possiamo guardare tutti come sorelle e fratelli amati.