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La Parola per oggi

Dn 9,4-10; Sal 78; Lc 6,36-38

«Una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Mi è sempre piaciuta quest’immagine di Luca: una misura abbondante di grano, che non sta nel recipiente che tu hai portato; la devi pigiare perché ci stia tutta, devi scuotere il vaso perché i chicchi si assestino bene e ce ne stiano altri e nonostante questo ancora traboccherà. È così che ci ama Dio, misurando senza misura.

A quest’immagine però è associata la prima lettura, nella quale i toni sono tutt’altri: il profeta Daniele parla di pentimento e lo fa con toni scuri…perché? Non partiamo con la solita solfa: «l’Antico testamento parla di un Dio triste e pure un po’ cattivo, il Nuovo invece ci presenta Gesù, che è tutto brillantini e sdolcinatezza»…Dio è lo stesso, quindi? Si è pentito di fare il “vendicativo”?! Forse non è così…

La verità è che non possiamo credere che la bontà di Dio e la sua misericordia vogliano dire che sia di manica larga: il nostro peccato gli reca offesa, anche se questo non significa che egli “si offenda”. Offensus in latino significa, tra le altre cose, urto, danno: offendere Dio è come andargli contro, come tamponare una macchina (mi venga perdonata la semplicità). Se non ci rendiamo conto di questo, se pensiamo che Dio sia talmente buono che il nostro peccato non lo sfiora neppure finiremo «con l’idolatria. Il Dio benevolo è [così] divenuto un idolo che serve» a noi (D. Bonhoeffer, L’ora della tentazione, in Letture dei giorni, Comunità monastica di Bose (edd.), Casale Monf., 2000).

Ecco, la misura abbondante ci sarà data solo se ci renderemo conto che il nostro peccato fa male a Dio e ai fratelli e vi porremo rimedio, fino alla decisione di vivere la vita buona dei figli.

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