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La Parola per oggi

Ap 14,14-19; Sal 95; Lc 21,5-11

Jacobello Alberegno, Polittico dell’Apocalisse, Vendemmia del mondo, 1360-90 circa.
Gallerie dell’Accademia, Firenze

Sono io la morte e porto corona, /io son di tutti voi signora e padrona / e così sono crudele, così forte sono e dura / che non mi fermeranno le tue mura.

Sono io la morte e porto corona, / io son di tutti voi signora e padrona / e davanti alla mia falce il capo tu dovrai chinare / e dell’oscura morte al passo andare.

Sei l’ospite d’onore / del ballo che per te suoniamo, / posa la falce e danza tondo a tondo/ il giro di una danza e poi un altro ancora / e tu del tempo non sei più signora.

Così canta Angelo Branduardi in Ballo in fa diesis minore. Mi piace accostare questo brano al brano dell’Apocalisse che ci viene consegnato oggi, seppur facendo le debite proporzioni e forse anche un po’ imprudentemente. Mi piace perché ad un inizio che sembra non lasciar spazio all’ineluttabilità della morte, come troviamo nei primi due versi, segue la sua sconfitta: posa la falce e danza tondo a tondo/ il giro di una danza e poi un altro ancora / e tu del tempo non sei più signora.

Così l’incipit del brano odierno: il Figlio dell’uomo e l’angelo che tengono in mano la falce per mietere e vendemmiare, allusione chiara al Giudizio, sono in realtà immagini rassicuranti: se il Cristo e un Angelo che esce dal Tempio, cioè dal mistero stesso della Presenza di Dio e l’Angelo che ha potere sul fuoco (simbolo della preghiera nell’Apocalisse, cfr cap. 6) sono i responsabili del raccolto, non dobbiamo temere: il Giudizio sarà di misericordia. Naturalmente le responsabilità personali non verranno cancellate o bypassate, ma tutto sarà raccolto in un mistero di comunione, che non esclude la giustizia, garantito dalla morte redentrice di Cristo.

«Questo linguaggio che a noi può sembrare […] preoccupante, angosciante, è un modo di raccogliere veramente tutto in maniera tale che non si perda nulla di quel mare di dolore che è stato patito dagli uomini. E allora succede che quel mare di dolore che raccoglie una quantità di sangue versato, di cui non riusciamo neanche a calcolare la misura, si trasforma dall’interno in una unica grande opera di comunione, di riconciliazione. E ora è proprio l’intenzione originaria di Dio che trasforma la storia del dolore – là dove il sangue è stato effuso in misura torrenziale – in storia della riconciliazione, della comunione. E’ la storia che prepara la festa della vendemmia. Naturalmente ci sono di mezzo responsabilità, ci sono di mezzo fallimenti, c’è di mezzo il peccato, c’è di mezzo l’orrore della ribellione; ebbene: quel sangue è tutto ripreso ed è tutto riproposto a noi, adesso, come il frutto di una vendemmia che ridà valore a tutti i momenti, a tutti gli aspetti, a tutti i disastri, a tutti gli orrori della storia umana». (don Renzo Caserotti, lectio divina sull’Apocalisse).

Se vuoi, ascolta Ballo in fa diesis minore

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