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La Parola per oggi

Ap 10,8-11; Sal 118; Lc 19,45-48

Il libro, per Giovanni, ha un rilievo particolare: solo lui attribuisce uno statuto profetico al proprio scritto, poiché frutto del suo “rapimento” da parte dello Spirito (Ap 1,10); per lui è il “libro della vita”, cioè il libro che riguarda il giudizio finale. Egli riceve il comando di mangiarlo: espediente per dire che le parole di rivelazione in esso contenute sono nutrimento per il credente; tale libro risulterà come miele al palato, ma amaro nelle viscere: la parola di Dio è insieme parola estatica e di conversione. Tale libro, lo abbiamo visto ieri, può essere aperto ed interpretato solo dall’Agnello, perché Gesù è il Verbo stesso, come ricorda lo stesso evangelista nel prologo del suo Vangelo (Gv 1,1).

Ci è chiesto di abbeverarci alle parole della Scrittura per trovare in esse la Parola che Dio dice a ciascuno di noi, Parola che ha pretesa di giudizio sull’oggi e quindi su ciò che sarà, parola che giudica la storia, che ne fa una vera e propria teologia: tutto è leggibile attraverso la Rivelazione di Cristo, tutto in lui ha inizio e fine, perché Egli è l’Immagine di Dio che ricapitola in sé l’uomo e il creato intero. Credere nel Cristo allora significa aderire a Colui che fa nuove tutte le cose, Colui nel quale anche noi siamo chiamati a portare una novità di giustizia, pace e anticipo di pienezza nel nostro oggi.

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