«Io sono il buon pastore». Quanta retorica abbiamo scritto e fondato su questa asserzione di Gesù, l’uomo antiretorico per eccellenza. Quante immagini sdolcinate di un Gesù efebico, del quale ci si chiede come farà a portare la croce.
I Vangeli invece ci narrano un Gesù dolce ma fermo, energico, sicuro, perché vincitore delle tentazioni umanissime che satana gli ha posto davanti in tutta la sua vita e proprio per questo anche sommo sacerdote che sa capire le sue pecore (Cfr Eb 4, 15 e Gv 10). Questo apre ad una comprensione diversa, credo, del Pastore e dei pastori e dei rispettivi ruoli. Gesù sa compatire le sue pecore, come ci dice il passo citato della lettera agli Ebrei: sa quindi entrare in risonanza con loro, capirle profondamente.
Sulla base di questa compassione ci è sempre stato – giustamente – ripetuto dalla tradizione spirituale che Dio sa ciò che è bene per noi e ci conduce a questo bene, se lo lasciamo agire. Ineccepibile.
Ma.
C’è un ma, a mio avviso: il pastore non mangia l’erba, le pecore si. Forse egli conduce le pecore ai pascoli buoni anche – e non solo, non sto sconfessando ciò che ho scritto appena sopra – perché esse o altre prima di esse hanno dimostrato che quei prati fanno per loro, sono un nutrimento buono.
Cosa voglio dire? Che Gesù obbedisce ai discepoli? No, ma che li ascolta. Non intendo l’ascolto delle loro preghiere, che ovviamente c’è, ma dei loro bisogni e dei loro desideri, espressione profonda del maestro interiore, lo Spirito Santo. Si potrebbe obiettare che li conosce perché Dio non può che fare altrimenti e non si sbaglierebbe. Vero. Ma una certa immagine di Dio come non necessitato ci può portare – e lo ha fatto nei secoli – a pensare che Egli non ci ascolti, ma nel condurci al pascolo vada dritto per strade che solo lui sa essere buone e che noi non c’entriamo nulla con le sue scelte.
Certo, queste scelte non le necessitiamo. Ma se in qualche modo gliene suggerissimo qualcuna? Se, ascoltandoci profondamente, ci conoscesse così bene da portarci la dove capisce che saremo felici non perché a priori ha conosciuto così, ma perché vede le pieghe che la nostra vita ha preso? Certo la guida sarebbe sempre la sua, perché noi sappiamo dove pascolare solo sotto la guida dello Spirito, ma ci sarebbe in questa accezione che propongo un reciproco ascolto. Mi pare si possa interpretare anche così l’immagine del buon pastore.
D’altronde la Chiesa ha sempre asserito l’esistenza del senso dei fedeli e del senso della fede…
Qui i brani della Scritture per oggi.
Ascolta il brano “He Shall Feed His Flock” dal Messia di G. F. Händel, nella versione di Jordi Savall, la cui prima strofa recita così:
He shall feed his flock like Egli nutrirà il suo gregge
A shepherd come un pastore
And He shall gather e riunirà
The lambs with his arm gli agnelli
With his arm con il suo braccio