parrocchia-pollone-diario02-min

La Parola per oggi

Da oggi una volta alla settimana il commento al Vangelo sarà commentato da uno dei giovani educatori della nostra comunità: Letizia Dato e Chiara Negro, della parrocchia di san Paolo di Biella, quest’anno in servizio a Pollone, in una sorta di “”Erasmus” parrocchiale e Gaia Bottino e Mauricio Caramori della nostra parrocchia. Grazie, perché hanno accettato questa proposta, mettendosi in ascolto della Parola e provando a condividere con tutti noi le risonanze che provoca in loro.

Inizia oggi Letizia Dato.

“Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”.  Mi ha sempre colpita l’intensità di queste parole, nel rileggerle mi sembra quasi di riuscire a coglierne una sfumatura di tristezza. Gesù si mostra tremendamente umano e vicino a noi nel pronunciarle. Ma allo stesso tempo mi risulta quasi difficile credere che davvero potesse sentirsi disprezzato, e poi proprio da quelle genti in mezzo alle quali era cresciuto e aveva vissuto per trent’anni. Viene da chiedersi cosa renda questi uomini così ottusi, per così dire. Proprio quegli stessi uomini e donne che avrebbero dovuto conoscerlo meglio degli altri, proprio coloro che ci aspetteremmo essere più vicini alla buona notizia. 

“In casa sua”. Penso a quanto dobbiamo lavorare, a quanto dobbiamo modellare questo nostro cuore per riuscire a renderlo una casa accogliente per gli altri. Forse non siamo poi così distanti da quegli uomini. Siamo increduli, perché siamo umani. Vogliamo fidarci della parola che abbiamo sentito, della pasqua che abbiamo celebrato. Vogliamo anche noi fare della nostra vita un dono, perché l’abbiamo sentito tante volte e abbiamo visto che l’unico modo per rendere la nostra vita piena e bella è non tenercela stretta stretta ma lasciare che diventi un dono. Ma, poi, abbiamo paura, perché siamo umani. Guardiamo alla vita di quegli uomini e donne che, prima di noi, sono stati in grado di fidarsi e donarsi completamente e, in fondo, ci chiediamo “da dove gli vengono tutte queste cose?”. 

Scrive Alessandro Baricco: «La gente si affretta a riuscire sulla veranda, riprendendo posizione là dove solo le è dato di arrestare l’invasione del mondo, salvando quanto meno l’idea di una propria casa, pur nella rassegnazione di sapere, quella casa, inabitabile.» Credo che oggi siamo chiamati a chiederci se preferiamo restare sulla veranda della nostra vita, continuare a guardarla da fuori, per controllare che non ci venga portata via, o se siamo disposti a lasciare andare le nostre riserve e ad aver fiducia, assumendoci quei rischi che essa comporta, per progettare la nostra vita come una casa abitabile.

Leggi qui la Parola del giorno

Ammira “L’infanzia di Cristo” (1620 ca.), di Gerrit van Honthorst (Gherardo delle notti), custodito al museo dell’Hermitage di Sanpietroburgo.

Condividi questo post