Un re che viene su un asino, come Davide che prese possesso del suo regno con la stessa cavalcatura. Un re che inizia a regnare quando nel deserto ha vinto le tentazioni pregando il Padre (non quando ha smesso di mangiare cioccolato, mannaggia a voi e a vostri “fioretti”!!!) Un re che non si fa vanto di essere accolto come un re e che non odia i suoi oppositori, anzi che chiede perdono per chi lo sta uccidendo (quindi il castigo di Dio dove va a finire? Gesù direbbe “nella fogna”, come scritto in Mt 15,17).
Un re che accetta un corpo perché quel corpo sia prima segno d’amore e po sia martoriato e ucciso non per una forma di ascesi, ma perché possa morire tutto ciò che di quel corpo è peccato (l’egoismo, l’agire mettendo al centro sé stessi e non Dio e i fratelli, la pigrizia, l’accidia, l’uso sproporzionato e spropositato dei beni che porta alla povertà di molti e ad un pianeta malato ecc ecc.). L’apostolo Paolo lo descrive bene in Rm 12,1.
Un re che accoglie tutti sulla Croce perché da essa possiamo rinascere. Da quelle fronde che si flettono ad accogliere il Cristo morto, per noi nasce la Salvezza. Così canta un inno durante l’adorazione della Croce del Venerdì santo
“Piega i rami, o albero singolare,
rilascia le fibre tese,
si addolcisca quel rigore
che natura ti diede
ed offri un mite sostegno
alle membra del re celeste.”
“Flécte rámos, árbor álta,
ténsa láxa víscera,
et rígor lentéscat ílle,
quem dédit natívitas
et supérni mémbra régis
ténde míti stípite.” https://bit.ly/2ylfWrq
La Croce offra mite sostegno anche a noi, perché uniti al Re, possiamo vivere di, con e per lui. Sempre.
Qui l’inno gregoriano https://bit.ly/2wfaLIV e qui il testo https://bit.ly/2RawWak