Quando due anni fa nel sesto giorno dell’ottava di Natale, Clelia, novantanove anni lo scorso gennaio, cadde dalla scala vicino alla parrocchia proprio mentre la stava pulendo – “quella sempre sporca, che pulisco solo io, perché non lo fa anche lei ogni tanto?” – il Vangelo era il seguito della presentazione al tempio. In quell’episodio la protagonista è l’anziana profetessa Anna e ricordo che pensai che mai Vangelo sarebbe stato più adatto per Clelia, lei simile ad Anna, che “non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere”. Si, perché Clelia è stata fedele serva del suo Signore, che ha amato e servito. Tutta d’un pezzo e come tutte le persone tutte d’un pezzo fragile e bisognosa di attenzioni, che però non chiedeva e che fingeva di rifiutare…ma come era contenta per un saluto in più, magari con due baci sulle guance! (Una volta si indignò perché disse che le giovani che venivano alla messa feriale le salutavo così, lei invece mai. Per la cronaca, le “giovani” superavano tutte i settantacinque anni! Così iniziai anche con lei quel rito…)
Clelia, che nei primissimi tempi del mio ministero a Pollone, sentita un po’ di mia raucedine, mi portò subito le medicine per la gola. Lei che finché potè, mi viziò con le pastiglie bianche alla menta, convinta che mi avrebbero fatto un gran bene. Clelia, che una volta d’estate fece la passata di mele cotte con le mele del suo frutteto, me la portò al mattino e poi alla sera tornò a chiedermi indietro il vasetto per farmene altre, stupendosi che non le avessi ancora finite. Ce ne sarà stato un chilo e mezzo!!! Le chiesi, ridendo se fosse un modo gentile per mandarmi a c….e! (Nessuno si scandalizzi, per favore!)
Quanti altri ricordi ciascuno di noi pollonesi conserva di questa donna fragile e forte allo stesso tempo, orgogliosa di sua sorella (“lei era intelligente”, mi diceva spesso schernendosi) e dei suoi nipoti e pronipoti “anche se a loro non lo dico”, aggiungeva sorridendo!
Non mi dilungo, ma non potendo celebrare il funerale in questi tempi funesti, non avrei potuto non dire nulla proprio di lei, sempre nel tempio del Signore, anche per prendersene cura finché le forze gliel’hanno concesso. Una fede semplice e per questo vera, una fede che con la sua presenza lodava “Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”…a suo modo, naturalmente.
Per lei le parole di Simeone, che compare nello stesso brano di Vangelo: “Ora lascia, o Signore, che la tua serva vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele”
Grazie, Clelia!