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Una poltrona per tredici

Lago di Galilea, gennaio 2019

Sabato 5 Febbraio
Sabato della IV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Calendario Romano


S. Agata – S. Agata | S. Jesús Méndez Montoya – sacerdote e martire (1880-1928) | Per saperne di più…


Primo libro dei Re 3,4-13.

In quei giorni, Salomone andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici perché ivi sorgeva la più grande altura. Su quell’altare Salomone offrì mille olocausti.
In Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte e gli disse: “Chiedimi ciò che io devo concederti”.
Salomone disse: “Tu hai trattato il tuo servo Davide mio padre con grande benevolenza, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questa grande benevolenza e gli hai dato un figlio che sedesse sul suo trono, come avviene oggi.
E Salomone disse: “Signore Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide mio padre. Ebbene io sono un ragazzo; non so come regolarmi.
Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che ti sei scelto, popolo così numeroso che non si può calcolare né contare.
Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male, perché chi potrebbe governare questo tuo popolo così numeroso?”.
Al Signore piacque che Salomone avesse domandato la saggezza nel governare.
Dio gli disse: “Perché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te né una lunga vita, né la ricchezza, né la morte dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento per ascoltare le cause,
ecco faccio come tu hai detto. Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente: come te non ci fu alcuno prima di te né sorgerà dopo di te.
Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria come nessun re ebbe mai.”

Salmi 119(118),9.10.11.12.13.14.

Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Custodendo le tue parole.
Con tutto il cuore ti cerco:
non farmi deviare dai tuoi precetti.

Conservo nel cuore le tue parole
per non offenderti con il peccato.
Benedetto sei tu, Signore;
mostrami il tuo volere.

Con le mie labbra ho enumerato
tutti i giudizi della tua bocca.
Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia
più che in ogni altro bene.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 6,30-34.

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato.
Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare.
Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero.
Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Venite, riposatevi un pò. Senza nulla togliere alle esegesi e alle alte spiegazioni spirituali di questo brano, mi è concesso leggerci un po’ di paterna ironia da parte di Gesù? Gli apostoli tornati dalla missione a cui Gesù stessi li aveva inviati, tornano raccontando tutte le meraviglie che in nome suo e del Vangelo hanno compiuto. Li immagino raccontare delle guarigioni, delle conversioni, di un sacco di gente che li ha ascoltati e immagino Gesù che li guarda amorevolmente e dice loro “si, tutto bellissimo, avete fatto ciò che vi ho chiesto, avete avuto fede, ma adesso, per favore, ritornate a me, alla mia Parola, che altrimenti vi gonfiate d’orgoglio e vanagloria”. Quante parole su Gesù, tutte bellissime e verissime, quante operazioni in suo nome (Operazione era il nome che alcuni Padri della Chiesa davano allo Spirito Santo e alle sue azioni), quanti raduni ecclesiali, associativi, movimentistici inneggiando a lui. Tutte cose belle. Ma siamo sicuri siano sempre con lui? Andiamo in disparte e impariamo da lui, che mai si è gonfiato d’orgoglio per le folle che, anche alla fine di questo brano, lo hanno cercato, mai ha gridato, mai ha ecceduto nell’esprimersi, se non in un unico, misurato, inno di giubilo (Mt 11,25-30 e Lc 10, 21-22). Mite e umile di cuore.

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