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La Parola per oggi

Is 49,8-15; Sal 144; Gv 5,17-30

Nella finale del passo odierno, Gesù afferma di non cercare la propria volontà, ma quella di Colui che l’ha mandato, il Padre. Da questa affermazione cogliamo un aspetto tra i molti: pur essendo Dio, il Figlio compie un’operazione come di uscita dalla propria volontà; vuole forse esulare dalla propria responsabilità? È questa la tesi di chi accusa il cristianesimo di uscire dalla storia per entrare in una dimensione altra che eviterebbe il confronto con l’oggi. Ma il cristianesimo non è esoterismo, ne è anzi il suo opposto: lo guida la legge dell’Incarnazione, secondo l’esempio del Verbo fatto uomo. L’immedesimazione nella volontà del Padre è dunque comunione, non “lasciar fare” a lui.

Legittima allora è la domanda: “qual è la volontà di Dio?”. Ricordo con una freschezza immediata, quasi fosse pronunciata ieri, la risposta che diede don Andrea Pasi, compianto maestro e amico, durante una lezione di teologia fondamentale, spiegando il Padre nostro: «che tutti siano salvi». A noi, studenti del biennio filosofico, sembrò la risposta insieme più semplice e più vera, quasi banale. Già! Che tutti siano salvi…Il salmo 144 oggi ci fa cantare che Il Signore è compassionevole verso tutte le sue creature; la sua compassione non è forse la dimostrazione esteriore di tale volontà?

Scrive papa Francesco nella Fratelli tutti al n° 78:

È possibile cominciare dal basso e caso per caso, lottare per ciò che è più concreto e locale, fino all’ultimo angolo della patria e del mondo, con la stessa cura che il viandante di Samaria ebbe per ogni piaga dell’uomo ferito. Cerchiamo gli altri e facciamoci carico della realtà che ci spetta, senza temere il dolore o l’impotenza, perché lì c’è tutto il bene che Dio ha seminato nel cuore dell’essere umano. Le difficoltà che sembrano enormi sono l’opportunità per crescere, e non la scusa per la tristezza inerte che favorisce la sottomissione. Però non facciamolo da soli, individualmente. Il samaritano cercò un affittacamere che potesse prendersi cura di quell’uomo, come noi siamo chiamati a invitare e incontrarci in un “noi” che sia più forte della somma di piccole individualità; ricordiamoci che «il tutto è più delle parti, ed è anche più della loro semplice somma».[60] Rinunciamo alla meschinità e al risentimento dei particolarismi sterili, delle contrapposizioni senza fine. Smettiamo di nascondere il dolore delle perdite e facciamoci carico dei nostri delitti, della nostra ignavia e delle nostre menzogne. La riconciliazione riparatrice ci farà risorgere e farà perdere la paura   a noi stessi e agli altri.

Farsi carico della realtà, usando tutte le facoltà materiali, spirituali, intellettuali è fare la volontà del Padre. Così, scoprendo un amore gratuito che non viene da noi, forse qualcuno potrà pervenire alla fede, conoscenza amorosa di Dio.

Quest’ultimo tratto di Quaresima ci aiuti a scoprire nella fatica, la bellezza della comunione fraterna, volontà divina.

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