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La Parola per oggi

Tt 3,1-7; Sal 22; Lc 17,11-19

«Carissimo, ricorda [a tutti] di essere sottomessi alle autorità che governano, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona; di non parlare male di nessuno, di evitare le liti, di essere mansueti, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini. Anche noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, corrotti, schiavi di ogni sorta di passioni…[…]

[Dio] ci ha salvati […]
affinché, giustificati per la sua grazia,
diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna»

Così Paolo a Timoteo. Questo tempo sembra essere dominato da opinion leaders de noantri, gente da università della vita che sa esattamente – a suo dire – cosa dovrebbe fare chi è al governo e anche tutto ciò che chi è al potere ha sbagliato e sbaglierà. Se è non solo possibile, ma in alcuni casi anche giusta la critica a chi detiene il potere, non bisognerebbe dimenticare alcune cose. Una è che chi è al governo è stato votato democraticamente; un’altra è che per giudicare bisogna esser consapevoli di quel che si dice e competenti in materia, almeno in parte. Poi, come scrive l’Apostolo, non essere dominati dalle proprie passioni, che in altri passi egli chiama “carne”; passioni e carne sono i nostri istinti egoistici ed egocentrici, tutto ciò che fa guardare al nostro io e non ci fa uscire da noi stessi, rendendoci nemici di noi stessi prima che degli altri. Questo perché se è vero che la nostra identità si costruisce anche attraverso un tu e non solo mediante un io, allora io divento nemico a me stesso se non mi apro, divento incapace di costruire e di lasciarmi abitare da un tu che mi aiuta nella costruzione della mia umanità. Umanità che è la base sulla quale si innesta la Grazia: «caro salutis cardo», scriveva Tertulliano: la carne è il cardine della Salvezza. È la legge dell’incarnazione per la quale Gesù Cristo ci ha salvati.

In caso contrario rendo vana la fede che credo di avere, quella che mi garantirà, per grazia, la salvezza; dico di credere in una salvezza che mi è data da un Altro senza esser capace di aprirmi almeno anche ad un’alterità che è degli uomini ma che pur rende presente un mistero a me inaccessibile.

Oggi è la memoria di san Martino. Se vuoi ascolta l’inno Iste confessor, nella versione di Domenico Scarlatti (1685 – 1757)

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