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La Parola per oggi

Ez 47, 1-2.8-9.12; Sal 45; 1Cor 3,9-11.16-17; Gv 2, 13-22

Oggi siamo in festa per la dedicazione della basilica del SS. Salvatore e di S. Giovanni in Roma, la basilica lateranense. Perché far festa fuori Roma per la chiesa che di fatto è cattedrale di quella diocesi, ma non delle altre? Perché essa è considerata la madre di tutte le chiese dell’Orbe, oltre che dell’Urbe, in quanto fu la prima chiesa al mondo ad essere consacrata pubblicamente al culto  da papa Silvestro il 9 novembre 324 e perché sede della Cattedra dei pontefici.

Il Vangelo oggi ci presenta Gesù che sembra arrabbiato. Scrivo sembra, perché non è l’ira a muovere Gesù, ma lo zelo per il Padre. Egli non può più sopportare che il tempio, luogo di incontro con Dio, sia diventato luogo di scambio con Lui: oltre ai venditori, il Maestro infatti scaccia anche agnelli e buoi, che erano la “materia” per i sacrifici. Con questo gesto, egli si dichiara l’unico Agnello e l’unico Tempio. In Lui, ormai, la visione è totalmente cambiata: non più uno scambio, ma l’offerta della nostra vita in dono a Dio; non un sacrificio, ma un atto d’amore; questo è il primo significato di essere corpo di Cristo: partecipare al dono d’amore che Gesù fa con la passione, morte e resurrezione ed esserne partecipi con la nostra vita, con ciò che siamo e che facciamo, con il nostro lavoro, il nostro studio, la nostra vita di relazione. È ciò che scrive san Paolo all’inizio del capitolo XII della lettera ai Romani. È ciò che scrive san Francesco di Sales nel capitolo III della sua Filotea:

«Ti sembrerebbe cosa fatta bene che un Vescovo pretendesse di vivere in solitudine come un Certosino? E che diresti di gente sposata che non volesse mettere da parte qualche soldo più dei Cappuccini? Di un artigiano che passasse le sue giornate in chiesa come un religioso? E di un religioso sempre alla rincorsa di servizi da rendere al prossimo, in gara con il Vescovo? Non ti pare che una tal sorta di devozione sarebbe ridicola, squilibrata e insopportabile? Eppure queste stranezze capitano spesso, e la gente di mondo, che non distingue, o non vuol distinguere, tra la devozione e le originalità di chi pretende essere devoto, mormora e biasima la devozione, che non deve essere confusa con queste stranezze. […]  E’ vero che la devozione contemplativa, monastica e religiosa non può essere vissuta in quelle vocazioni; ma è anche vero che, oltre a queste tre devozioni ce ne sono tante altre, adatte a portare alla perfezione quelli che vivono fuori dai monasteri. »

Come vivrai oggi l’essere dono a Dio e ai fratelli?

Frontone della chiesa di san Giovanni in Laterano, Alessandro Galilei, 1732

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