Oggi ci viene presentato il mistero d’amore tra il Padre e il Figlio, attuato per lo Spirito Santo, che non per nulla Bernardo di Chiaravalle definisce il bacio tra il Padre e il Figlio.
«Nempe si recte Pater osculans, Filius osculatus accipitur, non erit ab re osculum Spiritum Sanctum intelligi, utpote qui Patris Filiique imperturbabilis pax sit, gluten firmum, individuus amor, indivisibilis unitas», «Quia amoris indicium osculum est», scrive san Bernardo nel suo ottavo sermone sul Cantico dei Cantici. «Se, giustamente, il Padre viene inteso come colui che bacia e il Figlio come colui che è baciato, non sarà certo fuori luogo interpretare lo Spirito Santo come bacio, poiché è l’imperturbabile pace del Padre e del Figlio, il saldo vincolo, l’indivisibile amore e l’indissolubile unità», «poiché il bacio e segno d’amore».
Credo sia questo un bel modo di interpretare le parole del Vangelo che oggi Gesù rivolge al Padre appena prima della passione: «Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie» (Gv 17,10). Una comunione piena, che solo l’amore può dare. Attenzione: non come lo intende Benigni, ma un amore ormai sublimato, cioè portato al sublime, al punto più alto. Che, guarda caso, è Dio.
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