Giovedì 30 ottobre
Doppia proiezione
ore 20:45 e 21:15
Dopo il tutto esaurito per l’anteprima al Cinema Verdi di Candelo, raddoppia l’appuntamento
Un documentario tra fede, natura e spiritualità
Il film, dedicato alla figura del beato Pier Giorgio Frassati e al suo profondo legame con il territorio biellese, sarà proiettato giovedì 30 ottobre in due orari ore 20:45 e ore 21:15.
L’iniziativa offre così più posti disponibili per il pubblico interessato a partecipare all’evento.
L’ingresso è a offerta libera, ma è obbligatoria la registrazione tramite il modulo online.
Coloro che si sono già prenotati o risultano nella lista d’attesa non devono compilare nuovamente il modulo di registrazione: la prenotazione resta valida.
Registrazione obbligatoria al link:
https://forms.gle/
Pier Giorgio Frassati: un nome che evoca impegno, fede e uno spirito indomito. Molto è stato raccontato del giovane che scelse di vivere accanto agli ultimi, del suo entusiasmo per la vita, dello sport e dell’attivismo sociale e cattolico.
Ma c’è un capitolo più intimo e meno esplorato della sua storia: il legame profondo con la sua terra d’origine, il Biellese. Tra le montagne amate, i sentieri del CAI e la quiete di Villa Ametis a Pollone, Frassati trascorse le estati della sua infanzia e giovinezza, trovando in quei paesaggi la linfa per la sua crescita spirituale.
È proprio da questi luoghi che prende vita il documentario “Sui passi di Pier Giorgio”, un racconto visivo e interiore che indaga l’influenza dei paesaggi biellesi nella formazione del Santo, ma anche la modernità del suo pensiero come anticipatore di un ambientalismo filosofico. Il ruolo della Madonna Nera di Oropa nel cammino di carità e santità di Pier Giorgio.
Attraverso immagini evocative, brani delle sue lettere e le voci di studiosi come Mons. Roberto Farinella, Roberto Falciola, Don Luca Bertarelli, Antonello Sica e Giuseppe Notarstefano, il film restituisce la freschezza di un giovane innamorato della vita. Completano il racconto le testimonianze dei ragazzi dell’Oratorio di Pollone, dei membri del CAI e della Giovane Montagna, insieme all’importante contributo dell’archivio storico con Giuseppina Monti, testimone diretta.
Manuele Cecconello
Inizia a fotografare adolescente nell’atelier del padre pittore. Gli studi in Storia e Critica del Cinema all’Università di Torino lo indirizzano verso le esperienze delle avanguardie artistiche del ‘900. Si dedica all’editoria e all’audiovisivo dalla fine degli anni Ottanta, conducendo laboratori di formazione, redigendo saggi per riviste di settore e praticando il cinema analogico in Super 8 attraverso la realizzazione di vari film sperimentali.
Nei primi anni Duemila ibrida cinema del reale e ricerca espressiva producendo e dirigendo con la sua società Prospettiva Nevskij numerose opere di videoarte e documentari a carattere storico, artistico e antropologico che gli valgono frequenti riconoscimenti internazionali, tra cui: Annecy Cinéma Italien, Festival dei Popoli, Flahertiana Festival (Russia), Festival Cinema Giovani, Asolo Film Festival, Premio Libero Bizzarri, London International Documentary Festival, Festival del nuovo cinema latinoamericano di Cuba, Trento Film Festival, Piemonte Movie, CinemAmbiente.
Con l’Associazione di cui è fondatore e presidente, “Generazione Cura”, conduce parallelamente progetti comunicativi crossmediali di Medicina narrativa per promuovere la nozione di Cura attraverso le discipline artistiche. Nel 2023 è socio fondatore dell’Impresa Sociale ACTA-Arte, Cultura, Natura, Ambiente, attraverso la quale progetta prodotti e servizi innovativi per lo sviluppo locale, le imprese culturali e il turismo sostenibile.
L’estetica di Cecconello coniuga la forza riproduttiva del dispositivo cinematografico con una peculiare elaborazione stilistica che attinge a suggestioni pittoriche e si avvale delle potenzialità della tecnologia digitale. Sulle cose del mondo – le strade, le case, i paesaggi, l’umanità residuale – e sugli elementi naturali, l’autore applica uno sguardo partecipe e perspicace, che mira a ritrovare il senso del proprio oggetto, a penetrarne il segreto. Per la pregnanza dei luoghi, per le sue proprietà fotografiche, per l’impasto sonoro e per il ritmo impresso dal montaggio, l’opera di Cecconello costituisce un’esperienza straordinariamente innovativa in rapporto alle convenzioni dominanti del cinema italiano.
Luca Bandirali, Hollywood Party (RadioTre)